lunedì 23 febbraio 2026

Cade la pioggia settembrina sulla casa.

Nella fievole luce, la vecchia nonna
siede in cucina con la bambina
presso la Piccola Mirabile Stufa,
e legge le storielle dell’almanacco,
ridendo e parlando per celare le lacrime.
Pensa che queste equinoziali lacrime
e la pioggia che batte sul tetto della casa
siano state predette, tutte, dall’almanacco,
ma solo comprensibili a una nonna.
La teiera di ferro canta sulla stufa.
La nonna affetta del pane e dice alla bambina:
"Adesso è l’ora del tè"; ma la bambina
guarda uscire dalla teiera le piccole dure lacrime
che danzano come pazze sulla nera rovente stufa,
come deve danzare la pioggia sulla casa.
Riordinando la cucina, la vecchia nonna
appende lo spiritoso almanacco
allo spago. Come un uccello, l’almanacco
si libra semiaperto sulla bambina,
si libra sulla vecchia nonna
e la sua tazza di tè piena di scure lacrime.
Ella rabbrividisce e dice che la casa
le sembra fredda, e aggiunge legna alla stufa.
Doveva essere, dice la Mirabile Stufa.
So quello che so, dice l’almanacco.
Coi pastelli la bambina fa una rigida casa
e un sentiero a zig-zag. Poi la bambina
ci mette un uomo con bottoni come lacrime
e mostra orgogliosa il disegno alla nonna.
Ma in segreto, mentre la nonna
si muove affaccendata intorno alla stufa,
piccole lune cadono come lacrime
di tra le pagine dell’almanacco
giù nell’aiola che la bambina
con cura ha messo davanti alla casa.
Tempo di piantare lacrime, dice l’almanacco.
La nonna canta alla Mirabile Stufa,
e la bambina traccia un’altra imperscrutabile casa.

Elizabeth Bishop

sabato 21 febbraio 2026

non volevamo morire ma sotto l’intelligenza del linguaggio

non potemmo che diventare invisibili.
la grazia delle parole a cui eravamo abituati,
che avevamo cercato estrapolandole dalla terra e dalla storia
fino al grado più basso della perfezione, divenne una
cosa vergognosa, il paradosso della poesia,
la bellezza fu l’impossibilità dell’arte.
eccolo, l’invisibile. sboccia diroccato dai conflitti
e diventa bandiera della nostra unicità.
eccolo finalmente perduto, lo spazio,
il tabù racchiuso un una scatola.

Rossella Valentino

lunedì 16 febbraio 2026

Questi sono i miei fantasmi, gli spazi nel mezzo dell'amore.

Jonathan Safran Foer

giovedì 12 febbraio 2026

 Luce ovunque, fino ai denti

della belva, fino alle unghie 

dell'assassino e al pugnale lucente

che scrive l'ultima parola,

fuoco, poi con i tuoi occhi di nessuno

vedere senza mai una fine,

vedere chi eri.


Cees Nooteboom 31 luglio 1933, 11 febbraio 2026



domenica 8 febbraio 2026

Le cose alle quali tenevi di più, ti decidi un bel giorno a parlarne sempre meno, devi fare uno sforzo quando ti ci metti. Ne hai le scatole piene di ascoltarti sempre cianciare. Tagli via. Rinunci. È da trent’anni che stai a cianciare. Non ci tieni più ad avere ragione. Ti molla la voglia di tenerti anche il posticino che t’eri riservato tra i piaceri. Ti viene lo schifo.

Basta ormai mangiare un po’, scaldarsi un po’ e dormire più che si può sulla via del nulla assoluto.

Bisognerebbe per ritrovare degli interessi inventarsi delle nuove smorfie da eseguire davanti agli altri.

Ma non si ha più la forza di cambiare il repertorio. Farfugli. Cerchi ancora dei trucchi e delle scuse per restare là con loro, gli amici, ma la morte è lì anche lei, fetente, al tuo fianco, tutto il tempo adesso e meno misteriosa d’un mazzo di carte. Ti restano preziose solo le pene minute, quella di non aver trovato il tempo fin che era vivo d’andare a trovare il vecchio zio a Bois-Colombes, con la sua canzoncina che s’è spenta per sempre una sera di febbraio. È tutto quello che hai conservato della vita. Questo piccolo rimpianto atroce, il resto l’hai più o meno vomitato lungo la strada, con molti sforzi e pena. Non sei altro che un vecchio lampione di ricordi all’angolo di una strada dove non passa già quasi più nessuno.

Così finiscono i nostri segreti quando li esponi all’aria e in pubblico. Di terribile in noi e sulla terra e in cielo c’è forse solo quello che non è stato ancora detto. Saremo tranquilli solo quando tutto sarà stato detto, una volta per tutte, allora finalmente faremo silenzio e non avremo più paura di star zitti. Ci saremo. La verità, è un’agonia che non finisce mai. La verità di questo mondo è la morte. Bisogna scegliere, morire o mentire.

Louis-Ferdinand Céline, da Viaggio al termine della notte

Ti vedi

interi stagni di dolore
e la Creazione che continua
a dilaniarsi modesta
coi furtivi arnesi dell’amore.

*

Lingua
non fuoco di scrittura,
però te lo so dire.

 *

Se fossi un intellettuale
col cranio pieno di dolore
e di impalpabile angoscia
volteggerei come una libellula vestita di fiori.
Ma per tornare al concreto non lo sono.
Voglie di iena mi vengono non soffrendo di insonnia
e se non fosse per il nome che porto
mi sigillerei in una conchiglia
e in quell’antro molliccio affinerei i denti.
Ma devo accontentarmi di quel che passa il cervello
ed è un abisso di stelle.

Ivano Ferrari, Transitori e risorti, Crocetti

aestella, 

ad ogni chiodo si aggrappa la casa

in strada si radunano le madri,

la loro selva scossa di mani

è rete

vulnerabile e rada,

cadranno come bicchierini per rosoli

i sogni che ho stondato nei fiumi.

non arriveranno le dita alla guancia bagnata

a ristorare la tenera rabbia

a riaddensare le braccia

che hanno sostenuto la stanza

la sostanza di noi è sparsa

chiede requia,

ma la paratìa dell'abbandono è alzata

da una matita poco usata

o dalla foto strappata

perso è il bottone che chiudeva la gola

il biglietto per te

è polvere nell'angolo della tasca.