lunedì 15 giugno 2026

3 luglio. Il piccone è meno loquace di venerdì. Nelle reni si sente il gravame della settimana. Ci siamo. Sono gli ultimi metri, quelli che chiamano la tregua, prima di ritrovare un libro d’immagini nel pugno chiuso del sonno.

È il lavoro del traghettatore. Da una riva all’altra, sulla zattera di una parola data, ma anche di un ordine. Nessuna merce; pietrame e macerie, terra, tutto un sottosuolo che il gesto minimo infiamma, che lo consegna di manovale in manovale.

Mi piace credere che un giorno, forse, un dio senza nome si siederà su questo piccolo mucchio di detriti e prenderà posto nella tomba irradiata dai miei gesti, con parole facili. Semplici passeri. Sbufferà un istante, poi ripartirà verso ciò che ha luogo, nei deserti dove sono gli uomini e i loro cantieri.


Thierry MetzDiario di un manovale

mercoledì 10 giugno 2026

 

Farò di voi, come di questo

mio cuore distrutto, il mondo

raro che appare sulla terra.

Ognuno fa casa lontana

negli specchi. E polvere

d'un giorno, se chi apre

una porta, ed è amore lontano

nei pensieri soli

che ci dividono. Io torno

sui tuoi corpi, sorrisi, albe;

io vedendo tutti

come una forma belle

e dolci di questa estate;

non liberi saremo più di un canto.

Non stella che di notte

ci sorprese. Filano leggeri

quei rumori che sostengono

la pace, e fanno di te

che venga un dolce sogno

accanto: l'erba si scuote già

sui tuoi passi. Di me non dici

nulla, se non che tacciono le ore.

*

Ma l'oasi che si fa leggera

tu la diresti quella polvere.

Ho nostalgia ora, non di più

amarvi, che avessi nuovo

legno, da buttarmi via.

Foste cosi riposanti,

albe, quasi mi raccolsero

più universi, quasi fosse

dapprima lo spirito superbo

di una parola, e non un bacio.

*

(...) Dove si fa chiaro

io sto diminuendo dentro.

*


Certo, una sera, impallidiremo

scoprendo quanta strada

piena d'aria circondava le luci

ed ogni volto rasserenava

ogni albero che piangeva.

Certo sotto una rugiada

luminosa, di poche

gocciole di pioggia,

tu toccherai fanciullo le foglie

mentre la strada muta e tu

alzato sull'onda del tempo

e tu questo lieve sorriso

della notte.


Gino Scartaghiande

martedì 9 giugno 2026


 Giorgio Orelli da Il collo dell'anitra

mercoledì 3 giugno 2026

Una poesia è un gesto verso casa.

Fa richieste oscure che dico mie.

Jericho Brown

domenica 31 maggio 2026

Quello che ho è soprattutto stanchezza, e quella inquietudine che è gemella della stanchezza quando questa non ha altra ragione di essere oltre al fatto di essere. Ho una intima paura dei gesti da abbozzare, una timidezza intellettuale delle parole da dire. Tutto mi sembra sordido in anticipo.

L'insopportabile tedio di tutti questi visi, ebeti di intelligenza o della mancanza di essa, grotteschi fino alla nausea da quanto sono felici o infelici, orrendi perché esistono, marea separata di cose vive che mi sono estranee.

Ferdinando Pessoa, Il libro dell'inquietudine

venerdì 29 maggio 2026

 (...) Cosa stiamo facendo? Se ce lo chiedono, rispondere così: Non discutiamo. Non traffichiamo. Non dormiamo, non ricordiamo, non mercanteggiamo. Non diciamo che fa male il cuore. Eccetera.

Venedikt Erofeev,

giovedì 28 maggio 2026


 Sirkka-Liisa Konttinen