giovedì 30 luglio 2026

 [ Ma la cura in termini di guarigione la si ottiene solo con la follia dell’amore.]

Sia nella mia esperienza di medico che nella mia vita, mi sono trovato di fronte al mistero dell’amore. E non sono mai stato capace di spiegare cosa esso sia. Qui si trovano il massimo e il minimo. Il più remoto e il più vicino. Il più alto e il più basso. E non si può mai parlare di uno senza mai considerare anche l’altro. L’amore soffre ogni cosa e sopporta ogni cosa, queste parole dicono tutto ciò che c’è da dire. Non c’è nulla da aggiungere. Perché noi siamo nel senso più profondo le vittime o i mezzi e gli strumenti dell’amore cosmico.
Essendo una parte l’uomo non può intendere il tutto, è alla sua merce. L’amore non viene mai meno, sia che parli con la lingua degli angeli sia che tracci la vita della cellula con esattezza scientifica risalendo fino al suo ultimo fondamento.
Se possiede un granello di saggezza l’uomo deporrà le armi e chiamerà l’ignoto con il più ignoto, cioè con il nome di Dio. Sarà una confessione di imperfezione, di dipendenza, di sottomissione ma al tempo stesso una sua testimonianza della sua libertà di scelta tra la Verità e l’errore.

Carl Gustav Jung, da Ricordi sogni e riflessioni

martedì 28 luglio 2026




 

Jess Allen

giovedì 23 luglio 2026

eri un bel vecchio legnoso e durevole

ed eri un bel giovane ossuto e pieno di grazia
non c'è stato nessun miracolo
quando mi hai fatta
forse sapevi di gramigna e avevi il segno del cappello
metà fronte bianca
i graffi della potatura
e una donna di scheletro piccolo
a lungo digiuna di tutto
e che non vedeva l'ora
di assorbirsi tutta nella tua vita.

a mio padre nel giorno della sua nascita

martedì 21 luglio 2026

(I grandi amori si riconoscono quando uno se ne va e l'altro resta)

C’è poco spazio per l’amore, tra una
chiamata telefonica, un viaggio,
un grido, a malapena un esser qui
tra un sorriso, un morire del sorriso,
ma questo è amore, questo poco spazio
che viene meno: screzio del possibile,
strazio dell’impossibile che può.
Piero Bigongiari

lunedì 13 luglio 2026

Ogni volta penso

ti scrivo,

poi mi dico

non ti scrivo:

e intanto anche i grilli hanno preso un orario appesi alle foglie, frutti estivi queruli e quantici e cricchiano tra loro,
resto così indietro dal caldo, dal freddo,
fatua nella folla, sfrego e striscio il pensiero sul muro,

accendo un fuoco per sudare le resine degli anni, i loro scoppi alle caviglie, mine, i fumi neri, gli anelli, i nodi, i nasi e poco sotto, molto appresso alla vita, le cunette dei baci;
con il riflesso di braci, di ombre di abbracci, mi oriento, appaio i ricordi
– mughetto e papavero, notte e giorno che si fa notte subito dopo
le tregue delle piogge, le persiane spezzate dal sole
non abbiamo mai avuto un balcone?
ti invito a questo palco di ramo,
sono solo due piani, due chiome: un’altana è questa casa, vedi, piena di mezze misure, dimezzati i soffitti, i piedi come unico metro,
sono il cieco,
da qui vedo il retro del foglio, in fondo in fondo,
e non posso sbagliare se solo ti saluto in un rigo,
nell’ultimo bianco,
come il campo di grano tagliato
come tale vorrei morire
con le orecchie piene di chicchi maturi, di arrivi, di limi, di mare.

venerdì 10 luglio 2026

La sera, se posso, ti scrivo una poesia che serva da cassa o da cassetto. All’interno non ci sono che ruscelli, una strada dove qualcuno passeggia.

Thierry Metz

lunedì 22 giugno 2026

 (...) Come qualcuno volta una pagina

senza averla letta,
tutto scritto per niente.

Cees Nooteboom