Cade la pioggia settembrina sulla casa.
lievito
lunedì 23 febbraio 2026
sabato 21 febbraio 2026
non volevamo morire ma sotto l’intelligenza del linguaggio
non potemmo che diventare invisibili.la grazia delle parole a cui eravamo abituati,
che avevamo cercato estrapolandole dalla terra e dalla storia
fino al grado più basso della perfezione, divenne una
cosa vergognosa, il paradosso della poesia,
la bellezza fu l’impossibilità dell’arte.
eccolo, l’invisibile. sboccia diroccato dai conflitti
e diventa bandiera della nostra unicità.
eccolo finalmente perduto, lo spazio,
il tabù racchiuso un una scatola.
lunedì 16 febbraio 2026
giovedì 12 febbraio 2026
domenica 8 febbraio 2026
Le cose alle quali tenevi di più, ti decidi un bel giorno a parlarne sempre meno, devi fare uno sforzo quando ti ci metti. Ne hai le scatole piene di ascoltarti sempre cianciare. Tagli via. Rinunci. È da trent’anni che stai a cianciare. Non ci tieni più ad avere ragione. Ti molla la voglia di tenerti anche il posticino che t’eri riservato tra i piaceri. Ti viene lo schifo.
Basta ormai mangiare un po’, scaldarsi un po’ e dormire più che si può sulla via del nulla assoluto.
Bisognerebbe per ritrovare degli interessi inventarsi delle nuove smorfie da eseguire davanti agli altri.
Ma non si ha più la forza di cambiare il repertorio. Farfugli. Cerchi ancora dei trucchi e delle scuse per restare là con loro, gli amici, ma la morte è lì anche lei, fetente, al tuo fianco, tutto il tempo adesso e meno misteriosa d’un mazzo di carte. Ti restano preziose solo le pene minute, quella di non aver trovato il tempo fin che era vivo d’andare a trovare il vecchio zio a Bois-Colombes, con la sua canzoncina che s’è spenta per sempre una sera di febbraio. È tutto quello che hai conservato della vita. Questo piccolo rimpianto atroce, il resto l’hai più o meno vomitato lungo la strada, con molti sforzi e pena. Non sei altro che un vecchio lampione di ricordi all’angolo di una strada dove non passa già quasi più nessuno.
Ti vedi
interi stagni di doloree la Creazione che continua
a dilaniarsi modesta
coi furtivi arnesi dell’amore.
Lingua
non fuoco di scrittura,
però te lo so dire.
*
aestella,
ad ogni chiodo si aggrappa la casa
in strada si radunano le madri,la loro selva scossa di mani
è rete
vulnerabile e rada,
cadranno come bicchierini per rosoli
i sogni che ho stondato nei fiumi.
non arriveranno le dita alla guancia bagnata
a ristorare la tenera rabbia
a riaddensare le braccia
che hanno sostenuto la stanza
la sostanza di noi è sparsa
chiede requia,
ma la paratìa dell'abbandono è alzata
da una matita poco usata
o dalla foto strappata
perso è il bottone che chiudeva la gola
il biglietto per te
è polvere nell'angolo della tasca.