lunedì 23 marzo 2026

ecco il fiore del mio avvento notturno

sperpero di battiti nel deserto (...)

Pietro Polverini


oppure sei l'uomo appena nato
con le bolle sulla bocca
tenero cranio che non tocco
sei uscito da me?
lo direbbe il dolore di farti l'uomo
che ho patito
mimandoti affamato al centro del petto
o eri solo collerico?
sulla metamorfosi non ho dubbi
giorno dopo giorno mi sono fatta insetto
formica operaia che porta cento volte il suo peso
eri il re del favo?
ho vissuto del miele
che ho prodotto
del fiele che la pelle ha assorbito
e non sono diventata immune
ma immobile
a risucchiarmi tutto lo scotto
del furto notturno e diurno e del vuoto.

domenica 22 marzo 2026

siamo già alle prove generali

del silenzio
forse siamo pronti
a riconoscere
ad un nulla
il torto.
*
il prossimo giorno felice:
il chiodo che non fisso.

mercoledì 18 marzo 2026

E so molto bene che non ci sarai.

Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il "tutto completo" delle sotterranee,
nei libri prestati e nell'arrivederci a domani.
Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
né ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all'angolo della strada mi fermerò,
a quell'angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
né qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
né la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

Julio Cortazar

domenica 15 marzo 2026

Nella sacca da viaggio che sta nella mia

camera da letto, di notte si sente un
raspare come se lì stesse seduto avvolto in
una tonaca il mio feroce servitore, la mia
ferma decisione di appartenere a me
stesso, il mio pensiero, che mi conosce -
quanto spesso è terribile il mio pensiero - e
io emergo dalle ore della notte come da
una tomba di granito; a nessuno auguro di
essere me, solo io sono in grado di sopportarmi, sapere tanto e aver visto tante cose e dire un tale nulla, un tale nulla.
Robert Walser, Microgrammi

sabato 14 marzo 2026

(...) Tutta la notte so che l’abbandono sono io. Che la sola voce piangente sono io. Si può cercare con delle lanterne, e percorrere le menzogne d’un ombra. Sentire che il cuore è nelle gambe e l’acqua nei luoghi antichi del cuore.

Tutta la notte ti chiedo perché. Tutta la notte mi dici di no.

Alejandra Pizarnik, da Poesie francesi

lunedì 9 marzo 2026

 


Gabriella Meleti

venerdì 6 marzo 2026

Chinati, ti devo sussurrare all’orecchio qualcosa:

per tutto io sono grato, per un osso
di pollo come per lo stridio delle forbici che già un vuoto
ritagliano per me, perché quel vuoto è tuo.
Non importa se è nero. E non importa
se in esso non c’è mano, e non c’è viso, né il suo ovale.
La cosa quanto più è invisibile, tanto più è certo
che sulla terra è esistita una volta,
e quindi tanto più essa è dovunque.
Sei stato il primo a cui è accaduto, vero?
E può tenersi a un chiodo solamente
ciò che in due parti uguali non si può dividere.
Io sono stato a Roma. Inondato di luce. Come
può soltanto sognare un frammento! Una dracma
d’oro è rimasta sopra la mia retina.
Basta per tutta la lunghezza della tenebra.
Iosif Brodskij