ora ignoro come parlarti
ottobrenon mi basta il mio smezzato alfabeto di saluti
di cortesie per le foglie
capiresti il telaio delle zolle?
la coreografia dei gelsi, i girotondi del corbezzolo,
l'improvviso ritiro del pioppo
che si spoglia e si addormenta di colpo
come uno che fa un duro lavoro?
ti balbetto dei cardi, di aironi immobili come fischi
di legni per chiamarci,
di balli nei giorni dei santi,
della solitudine lunga come i viali
di chiese vuote e pulite, sale d'attesa
dove le vecchie pregano i figli da sole
con mani negre, erose, cortecce di noce,
a reggersi la fronte piena come pietra,
analfabeta
delle perdite è questa vita,
lettera per lettera mi dissuado di sillabarti
l'azzurrezza diagonale del fiume la sera,
ignoro come dissipare nell'acqua
la luce
dell'orizzonte, sfesa brevissima,
se non si stende con me
o non mi copre, nottetempo, i piedi nelle nebbie
se non mi rende ogni tanto
bambina miracolosa, d'argilla.