lievito
giovedì 18 giugno 2026
lunedì 15 giugno 2026
3 luglio. Il piccone è meno loquace di venerdì. Nelle reni si sente il gravame della settimana. Ci siamo. Sono gli ultimi metri, quelli che chiamano la tregua, prima di ritrovare un libro d’immagini nel pugno chiuso del sonno.
È il lavoro del traghettatore. Da una riva all’altra, sulla zattera di una parola data, ma anche di un ordine. Nessuna merce; pietrame e macerie, terra, tutto un sottosuolo che il gesto minimo infiamma, che lo consegna di manovale in manovale.
Mi piace credere che un giorno, forse, un dio senza nome si siederà su questo piccolo mucchio di detriti e prenderà posto nella tomba irradiata dai miei gesti, con parole facili. Semplici passeri. Sbufferà un istante, poi ripartirà verso ciò che ha luogo, nei deserti dove sono gli uomini e i loro cantieri.
Thierry Metz, Diario di un manovale
mercoledì 10 giugno 2026
Farò di voi, come di questo
mio cuore distrutto, il mondo
raro che appare sulla terra.
Ognuno fa casa lontana
negli specchi. E polvere
d'un giorno, se chi apre
una porta, ed è amore lontano
nei pensieri soli
che ci dividono. Io torno
sui tuoi corpi, sorrisi, albe;
io vedendo tutti
come una forma belle
e dolci di questa estate;
non liberi saremo più di un canto.
Non stella che di notte
ci sorprese. Filano leggeri
quei rumori che sostengono
la pace, e fanno di te
che venga un dolce sogno
accanto: l'erba si scuote già
sui tuoi passi. Di me non dici
nulla, se non che tacciono le ore.
*
Ma l'oasi che si fa leggera
tu la diresti quella polvere.
Ho nostalgia ora, non di più
amarvi, che avessi nuovo
legno, da buttarmi via.
Foste cosi riposanti,
albe, quasi mi raccolsero
più universi, quasi fosse
dapprima lo spirito superbo
di una parola, e non un bacio.
*
(...) Dove si fa chiaro
io sto diminuendo dentro.
*
Certo, una sera, impallidiremo
scoprendo quanta strada
piena d'aria circondava le luci
ed ogni volto rasserenava
ogni albero che piangeva.
Certo sotto una rugiada
luminosa, di poche
gocciole di pioggia,
tu toccherai fanciullo le foglie
mentre la strada muta e tu
alzato sull'onda del tempo
e tu questo lieve sorriso
della notte.
Gino Scartaghiande
martedì 9 giugno 2026
mercoledì 3 giugno 2026
domenica 31 maggio 2026
Quello che ho è soprattutto stanchezza, e quella inquietudine che è gemella della stanchezza quando questa non ha altra ragione di essere oltre al fatto di essere. Ho una intima paura dei gesti da abbozzare, una timidezza intellettuale delle parole da dire. Tutto mi sembra sordido in anticipo.

