(...) Come qualcuno volta una pagina
senza averla letta,tutto scritto per niente.
Provo a immaginarmi che tu possa trovare oggi qualche mio foglio che ti annienti, che ti riveli ciò che di brutto ho sempre pensato di te (non l'ho mai pensato, per questo non l'ho mai scritto), e se saresti allora così libero di riprendermi, come si riprende un bambino che ha scoperto la verità su alcune cose molto importanti, io rimarrei senza parole, se mi fosse successo, se ti avessi toccato, non l'ho mai fatto, ti ho idolatrato, fino all'ultimo, ma adesso non lo faccio più. Non riesco più a gioire di un giorno né a pensare qualcosa di buono degli anni, annegano tutti ora che so, rimpiango tutti gli anni, tutti questi anni sprecati, vorrei poter tornare indietro e non posso farlo. Non avrei mai pensato di voler cancellare gli anni, perché tutti gli anni, brutti e buoni, sono per me preziosi, e questi li vorrei cancellare. Non mi capacito di voler cancellare qualche anno, di voler revocare la mia fiducia sconfinata, di voler tornare al punto in cui non ero forse felice, ma sicura, sicura nelle situazioni più precarie, ora non lo sono più. Sono andata a Zurigo perché per la prima volta in vita mia facevo affidamento sulla sicurezza, su un uomo, e mi vergogno di dire di aver voluto per la prima volta qualcosa.
Prima non volevo mai niente. Adesso sono di nuovo sicura di non dover volere niente, di non poter mai più volere qualcosa. Mi aiuterà questo se nient'altro più mi aiuta. Sono entrata in pensieri, in un sistema che non era il mio, con tutto lo slancio che l'amore rende possibile, non ho mai dubitato, nemmeno nei momenti in cui sapevo esattamente che avevi bisogno di qualcos'altro. Sono a conoscenza di tantissime cose, anche se non ne ho mai parlato o quasi, ma questo non mi ha mai disturbato. Non conosco gelosia, conosco solo devozione e una forza segreta che ho ritenuto più forte di tutte le interruzioni e le remore e le frasi fatte così come si presentano nel corso degli anni.
Il tuo moralismo mi è sempre stato estraneo, ma l'ho accettato, perché proveniva da te - oggi sono di nuovo molto lontana come allora da un moralismo che ho volentieri incorporato, ma vedo che non porta a niente, che si sconfessa da sé, peggio di qualsiasi immoralismo, poiché sarei rimasta al tuo fianco se qualcosa non fosse andato bene, se ti avessero castrato, di questo sono certa. Nulla mi avrebbe impedito di restare al tuo fianco, di rinunciare a tutto, nonostante i miei principi siano deboli o esistano appena. Che tu, nel momento in cui mi è stato tirato il collo, quando per la prima volta sono stata davvero male, perché prima stavo sempre bene, ne abbia avuto abbastanza e non abbia più trovato il modo di rispondere a 20 lettere né a 15 telefonate, ora me ne rendo conto, ora mi rendo conto di tutto, ma non riesco a capirlo se penso alla pretesa che proprio tu avanzi nei confronti di te stesso.
Ingeborg Bachmann, Max Frisch da Non siamo stati bravi
3 luglio. Il piccone è meno loquace di venerdì. Nelle reni si sente il gravame della settimana. Ci siamo. Sono gli ultimi metri, quelli che chiamano la tregua, prima di ritrovare un libro d’immagini nel pugno chiuso del sonno.
È il lavoro del traghettatore. Da una riva all’altra, sulla zattera di una parola data, ma anche di un ordine. Nessuna merce; pietrame e macerie, terra, tutto un sottosuolo che il gesto minimo infiamma, che lo consegna di manovale in manovale.
Mi piace credere che un giorno, forse, un dio senza nome si siederà su questo piccolo mucchio di detriti e prenderà posto nella tomba irradiata dai miei gesti, con parole facili. Semplici passeri. Sbufferà un istante, poi ripartirà verso ciò che ha luogo, nei deserti dove sono gli uomini e i loro cantieri.
Thierry Metz, Diario di un manovale
Farò di voi, come di questo
mio cuore distrutto, il mondo
raro che appare sulla terra.
Ognuno fa casa lontana
negli specchi. E polvere
d'un giorno, se chi apre
una porta, ed è amore lontano
nei pensieri soli
che ci dividono. Io torno
sui tuoi corpi, sorrisi, albe;
io vedendo tutti
come una forma belle
e dolci di questa estate;
non liberi saremo più di un canto.
Non stella che di notte
ci sorprese. Filano leggeri
quei rumori che sostengono
la pace, e fanno di te
che venga un dolce sogno
accanto: l'erba si scuote già
sui tuoi passi. Di me non dici
nulla, se non che tacciono le ore.
*
Ma l'oasi che si fa leggera
tu la diresti quella polvere.
Ho nostalgia ora, non di più
amarvi, che avessi nuovo
legno, da buttarmi via.
Foste cosi riposanti,
albe, quasi mi raccolsero
più universi, quasi fosse
dapprima lo spirito superbo
di una parola, e non un bacio.
*
(...) Dove si fa chiaro
io sto diminuendo dentro.
*
Certo, una sera, impallidiremo
scoprendo quanta strada
piena d'aria circondava le luci
ed ogni volto rasserenava
ogni albero che piangeva.
Certo sotto una rugiada
luminosa, di poche
gocciole di pioggia,
tu toccherai fanciullo le foglie
mentre la strada muta e tu
alzato sull'onda del tempo
e tu questo lieve sorriso
della notte.
Gino Scartaghiande