quaggiù sono sparite le sirene
e ogni altro animale assemblabile
che abbiamo fatto spuntare da vulcani e da immisurabili acque
e ogni tanto guardiamo crostacei dotati di luce
forse di sottilissimi fili elettrici al posto del sistema venoso;
quaggiù ho smesso di innestarti a me
di cucirmi essere fantastico
che tutto poteva, stare qui e in un altro posto
emergere e sommergersi, spaventare il tempo
delle farfalle e delle montagne
e mettere a ferro e fuoco i poeti
paralizzare le parole ché prendevano tutto il foglio
e cambiavano continuamente i tratti;
mi sono rimaste incandescenze
fioche
che si vedono in stanze semi vuote
con le nostre cose in disuso, i frutti a svernare,
le conserve di troppo, le sedie da aggiustare,
è lì che vado ogni tanto
a dimenticare per ricordare
come fosse incredibile essere così enormemente fragili e duraturi
e immaginifiche creature di universi piani
- e li esploro non con due ma con quattro mani.
*
mi sembra che sia domani
e non so che fare
non so come svegliarmi.
*
iorarine
RispondiEliminaAmati e perduti
Ridatemi l’inizio e vivro’
come i gufi nel muschio e nel solco
del crepuscolo
– intravisto
mai davvero visto,
seguendo poi la scia
al rifugio a noi noto dall’inizio
attraverso solidago
e alstroemerie;
mentre in qualche altrove,
all’opposto capoverso del giorno,
un’anatra puntuta
fa il verso a se stessa
su per il grande lago,
la risposta che viene
ne’ piu’ ne’ men remota di come
siamo diventati l’uno all’altra,
molto esplorati
poi messi da parte, fino ad ammettere
che l’amore rivelato amor non e’:
solo il lento squamarsi di seconda pelle
insito nel fruscio del desiderio.
John Burnside
grazie davvero, molto bella.
RispondiElimina