lunedì 4 settembre 2017

quaggiù sono sparite le sirene
e ogni altro animale assemblabile
che abbiamo fatto spuntare da vulcani e da immisurabili acque
e ogni tanto guardiamo crostacei dotati di luce
forse di sottilissimi fili elettrici al posto del sistema venoso;
quaggiù ho smesso di innestarti a me
di cucirmi essere fantastico
che tutto poteva, stare qui e in un altro posto
emergere e sommergersi, spaventare il tempo
delle farfalle e delle montagne
e mettere a ferro e fuoco i poeti
paralizzare le parole ché prendevano tutto il foglio
e cambiavano continuamente i tratti;
mi sono rimaste incandescenze
fioche
che si vedono in stanze semi vuote
con le nostre cose in disuso, i frutti a svernare,
le conserve di troppo, le sedie da aggiustare,
è lì che vado ogni tanto
a dimenticare per ricordare
come fosse incredibile essere così enormemente fragili e duraturi
e immaginifiche creature di universi piani
- e li esploro non con due ma con quattro mani.

*

mi sembra che sia domani
e non so che fare
non so come svegliarmi.

*

iorarine





2 commenti:


  1. Amati e perduti

    Ridatemi l’inizio e vivro’
    come i gufi nel muschio e nel solco

    del crepuscolo
    – intravisto
    mai davvero visto,

    seguendo poi la scia
    al rifugio a noi noto dall’inizio

    attraverso solidago
    e alstroemerie;

    mentre in qualche altrove,
    all’opposto capoverso del giorno,

    un’anatra puntuta
    fa il verso a se stessa

    su per il grande lago,
    la risposta che viene

    ne’ piu’ ne’ men remota di come
    siamo diventati l’uno all’altra,

    molto esplorati
    poi messi da parte, fino ad ammettere

    che l’amore rivelato amor non e’:
    solo il lento squamarsi di seconda pelle

    insito nel fruscio del desiderio.



    John Burnside

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