sabato 28 marzo 2020

Ho portato con me delle vecchie cose per guardare gli alberi:
un inverno, le poche foglie sui rami, una panchina vuota.
Ho freddo, ma come se non fossi io.
Ho portato un libro, mi dico di essermi pensato in un libro
come un uomo con un libro, ingenuamente.
Pareva un giorno, ingenuamente.
Pareva un giorno lontano oggi, pensoso.
Mi pareva che tutti avessero visto il parco nei quadri,
il Natale nei racconti,
le stampe su questo parco come un suo spessore.
Che cos'è la solitudine.
La donna ha disteso la coperta sul pavimento per non sporcare,
si è distesa prendendo le forbici per colpirsi nel petto,
un martello perché non ne aveva la forza, un'oscenità grande.
L'ho letto su un foglio di giornale.
Scusatemi tutti.
Mario Benedetti, Cos'è la solitudine (in memoria)

venerdì 27 marzo 2020

«Qui alla frontiera cadono le foglie,
e benché i vicini siano tutti barbari,
e tu, tu sia a mille miglia di distanza,
sul tavolo ci sono sempre due tazze»
Anonimo (Dinastia Tang 唐朝, 618 - 907)

giovedì 26 marzo 2020

qualcuno da salutare,
appendendosi al collo
come alla boa nel grandissimo mare.

mercoledì 25 marzo 2020

Doglianze sui rami di gemmari
di primavere le somiglianze.

martedì 24 marzo 2020

Paolo Lanaro

Ogni giorno
Ogni giorno un libro. Come un break
equilibrato di carta e di parole.
Ogni giorno mezzora a piedi
per tener su il morale.
Ogni giorno quella bella ragazza
con le unghie color petrolio.
Ogni giorno più no che sì
riguardo alla condizione umana.
Ogni giorno un pannoso cagnolino
che lascia pelo e cacca nel portico.
Ogni giorno il sole che scende
lentamente in un buco remoto.
Ogni giorno ci ritroviamo tra di noi:
coniugi, manodopera, condòmini strazianti.

Ogni giorno una quantità di cose
al posto del silenzio.
*
C'è da chiedersi come si potrebbe
essere amici di un uccello.
Come si fa a incontrarsi a una certa ora,
prestarsi le cose, dirgli che l'erba ci piace?
*
Un giorno la lampadina scoppia
lasciando il ricordo della luce.

Paolo Lanaro
Che danza, un vivaio nella pancia!
Tamburelli e campanelli, rondinini e pure due tre violini;
clandestinavamo un’orchestra
intenta ai provini, ai solfeggi, ai concertini,
corde nascoste
accordi e non accorti
qualche colpo di tosse per nascondere l’imbarazzo
ci portavamo appresso uno spartito ingarbugliato;


ma come tardare l’un l’altro
come attendere il segnale,
se le pupille ingrandite
se appena mi mostrasti il cuore
si alzarono bianche, gelsomini senza ramo,
farfalle nacquero,
senza bisogno d’altro, senza direzione,
ci invasero la bocca e, come echi di fondali,
di madreperle l’orecchio.