Farò di voi, come di questo
mio cuore distrutto, il mondo
raro che appare sulla terra.
Ognuno fa casa lontana
negli specchi. E polvere
d'un giorno, se chi apre
una porta, ed è amore lontano
nei pensieri soli
che ci dividono. Io torno
sui tuoi corpi, sorrisi, albe;
io vedendo tutti
come una forma belle
e dolci di questa estate;
non liberi saremo più di un canto.
Non stella che di notte
ci sorprese. Filano leggeri
quei rumori che sostengono
la pace, e fanno di te
che venga un dolce sogno
accanto: l'erba si scuote già
sui tuoi passi. Di me non dici
nulla, se non che tacciono le ore.
*
Ma l'oasi che si fa leggera
tu la diresti quella polvere.
Ho nostalgia ora, non di più
amarvi, che avessi nuovo
legno, da buttarmi via.
Foste cosi riposanti,
albe, quasi mi raccolsero
più universi, quasi fosse
dapprima lo spirito superbo
di una parola, e non un bacio.
*
(...) Dove si fa chiaro
io sto diminuendo dentro.
*
Certo, una sera, impallidiremo
scoprendo quanta strada
piena d'aria circondava le luci
ed ogni volto rasserenava
ogni albero che piangeva.
Certo sotto una rugiada
luminosa, di poche
gocciole di pioggia,
tu toccherai fanciullo le foglie
mentre la strada muta e tu
alzato sull'onda del tempo
e tu questo lieve sorriso
della notte.
Gino Scartaghiande
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