mercoledì 10 giugno 2026

 

Farò di voi, come di questo

mio cuore distrutto, il mondo

raro che appare sulla terra.

Ognuno fa casa lontana

negli specchi. E polvere

d'un giorno, se chi apre

una porta, ed è amore lontano

nei pensieri soli

che ci dividono. Io torno

sui tuoi corpi, sorrisi, albe;

io vedendo tutti

come una forma belle

e dolci di questa estate;

non liberi saremo più di un canto.

Non stella che di notte

ci sorprese. Filano leggeri

quei rumori che sostengono

la pace, e fanno di te

che venga un dolce sogno

accanto: l'erba si scuote già

sui tuoi passi. Di me non dici

nulla, se non che tacciono le ore.

*

Ma l'oasi che si fa leggera

tu la diresti quella polvere.

Ho nostalgia ora, non di più

amarvi, che avessi nuovo

legno, da buttarmi via.

Foste cosi riposanti,

albe, quasi mi raccolsero

più universi, quasi fosse

dapprima lo spirito superbo

di una parola, e non un bacio.

*

(...) Dove si fa chiaro

io sto diminuendo dentro.

*


Certo, una sera, impallidiremo

scoprendo quanta strada

piena d'aria circondava le luci

ed ogni volto rasserenava

ogni albero che piangeva.

Certo sotto una rugiada

luminosa, di poche

gocciole di pioggia,

tu toccherai fanciullo le foglie

mentre la strada muta e tu

alzato sull'onda del tempo

e tu questo lieve sorriso

della notte.


Gino Scartaghiande

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