3 luglio. Il piccone è meno loquace di venerdì. Nelle reni si sente il gravame della settimana. Ci siamo. Sono gli ultimi metri, quelli che chiamano la tregua, prima di ritrovare un libro d’immagini nel pugno chiuso del sonno.
È il lavoro del traghettatore. Da una riva all’altra, sulla zattera di una parola data, ma anche di un ordine. Nessuna merce; pietrame e macerie, terra, tutto un sottosuolo che il gesto minimo infiamma, che lo consegna di manovale in manovale.
Mi piace credere che un giorno, forse, un dio senza nome si siederà su questo piccolo mucchio di detriti e prenderà posto nella tomba irradiata dai miei gesti, con parole facili. Semplici passeri. Sbufferà un istante, poi ripartirà verso ciò che ha luogo, nei deserti dove sono gli uomini e i loro cantieri.
Thierry Metz, Diario di un manovale
L'altro giorno dopo colazione andando a fare la spesa sono passato in una piazza dove c'è un cantiere. Quando ho visto un operaio sulla balaustra di un' balcone senza nessun dispositivo di sicurezza addosso finendo di intonacare mi si è bloccata subito la digestione, e stava scricchiolando anche il cuore. Ma forse Dio era lì
RispondiEliminahttps://youtu.be/K1YBXpOwFkE?is=siacAWCuN5qXcGFS
di certo molte volte dio va sui tetti con gli operai in bilico e sotto il sole giaguaro, come dice Calvino: davanti al mio ufficio ne vedo ogni giorno, mi dico dentro non cadere, non cadere, non sono io, però basterebbe una semplice corda, anche dio lo sa
RispondiEliminaIn effetti quando li vedo volteggiare senza rete mi rimane sempre il dubbio che non usino precauzioni perché oltre al fatto che forse con le salvifiche imbragature non riuscirebbero a stare dietro ai numeri infernali che i subappalti e/o il nuovo cottimo richiedono, devastati dalla fatica, stiano anche inconsciamente cercando di andare a cercare un po' di requie a tempo di rock and roll
RispondiEliminahttps://youtu.be/SOgVoxqKU7U?is=DBzd3IgZysy6tymP
gli stranieri sui tetti
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