Ti vedi
interi stagni di doloree la Creazione che continua
a dilaniarsi modesta
coi furtivi arnesi dell’amore.
*
Lingua
non fuoco di scrittura,
però te lo so dire.
*
Se fossi un intellettuale
col cranio pieno di dolore
e di impalpabile angoscia
volteggerei come una libellula vestita di fiori.
Ma per tornare al concreto non lo sono.
Voglie di iena mi vengono non soffrendo di insonnia
e se non fosse per il nome che porto
mi sigillerei in una conchiglia
e in quell’antro molliccio affinerei i denti.
Ma devo accontentarmi di quel che passa il cervello
ed è un abisso di stelle.
Ivano Ferrari, Transitori e risorti, Crocetti
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