venerdì 10 novembre 2017

dura il gesto contratto,
l'abitudine di accendere il gas
e dura la traslucenza di quella mattina
che non stava nei quarti del giorno
come una palla fermata dal piede
che si attende di tirare
e in quel guardare l'attesa
tua e di tutti
succede un eterno grigiore
né notte né giorno,
come gli alberi mangiare ancora in piedi,
tesi,
e nessuno che dica riposa
e scorda a lungo la lunga corda
la primavera
l'usto dei primi fiori, i casuali,
usa la sinistra se la destra è sempreverde
se punge
se l'unghia piange.

*

c'era quel tuo fermoposta
che credevo usassi, sarei passata
a ritirare la seria grafia
la serie di spirata corrispondenza
gli spiragli
rossi
in cui mi spedivo,
spedita, che non passasse nessun altro
la prima della fila
la presuntuosa ladra
l'innamorata seriale
la museale in divisa
che non vista suonava azzurri violini
come un Chagall nella galleria acustica
dei cieli.

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