sabato 2 settembre 2017

Ogni discorso sull’esperienza deve oggi partire dalla constatazione che essa non è più qualcosa che ci sia ancora dato
di fare. Poiché, così come è stato privato della sua biografia, l’uomo contemporaneo è stato espropriato della sua esperienza: anzi, l’incapacità di fare e trasmettere esperienze è, forse, uno dei pochi dati certi di cui egli disponga su se stesso....
Poiché la giornata dell’uomo contemporaneo non contiene più quasi nulla che sia ancora traducibile in esperienza: non la lettura del giornale, così ricca di notizie che lo riguardano da
un’incolmabile distanza, né i minuti trascorsi al volante dell’automobile in un ingorgo, non il viaggio agli inferi nelle vetture della metropolitana né la manifestazione che blocca improvvi-samente la strada, non la nebbia dei lacrimogeni che si disfa lenta tra i palazzi del centro e nemmeno i rapidi botti di pistola esplosi non si sa dove, non la coda davanti agli sportelli di un ufficio o la visita al paese di Cuccagna del supermercato, né i momenti eterni di muta promiscuità con sconosciuti in ascensore o nell’autobus. L’uomo moderno torna a casa alla sera sfinito da una farragine di eventi divertenti o noiosi, insoliti o comuni, atroci o piacevoli, nessuno dei quali è però diventato esperienza.

Giorgio Agamben, Infanzia e storia

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