Qui dove sto ora, sospesa su questo piccolo giardino, in bilico tra l’azzurro e i petali delle rose, tocco quel quinto lato che, come dici tu, sapientemente non è chiuso da misura e
il drago non vi ha accesso, io non doso più l’amore,
non esiste il pudore e ogni paura è imprigionata altrove.
Ora torno a filare il mio calcinante silenzio in questo bianco di latte dove tu deporrai il tuo, srotolando quel filo lunghissimo, che volevi annodarti al polso, durante la notte, per essere ritrovata. Ti troverò. Toccherò le tue candide ossa: tutte le parole che sono corpo intatto del tuo corpo azzurro, sono qui, in questo sacrario che è il luogo in cui abitiamo insieme, come un uovo nel nido, un gheriglio nel vuoto della noce.
Non chiedermi
*
Riuscirò, aestella, a esistere? Conosco persone che esistono dentro di me in modo così forte e
chiaro per il perfetto mutismo del loro cuore.
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