(ma ecco, fa venire un brivido di freddo, sentirsi così lontani)
Il cuore non c’è più, il cuore che c’era, in mezzo ai rovi, cullato dall’ombra, si prova il mare, si prova la città, ci si cerca in montagna ed in pianura, che cosa volete, si desidera, si desidera essere nel proprio angolo, non è l’amore, non è la curiosità, si è inquieti, è la stanchezza, ci si vuol fermare, non viaggiare più, non cercare più, non mentire più, non parlare più, chiudere gli occhi, ma i propri occhi, mettersi la mano sopra che cosa, e dopo le cose non si trascineranno più per le lunghe.
Sono tutte ipotesi, ciò serve a progredire, io credo nel progresso, credo nel silenzio, ah sì, qualche parola sul silenzio, poi il piccolo mondo, ciò basterà, per l’eternità, si direbbe che sono io, sono io a parlare, sono io a udire, sono io a fare progetti, per l’immediato, per l’eternità, mentre invece io sono lontano, o da qualche parte tra le mie braccia, o di fianco, dietro i muri, qualche parola sul silenzio, poi una cosa sola, un solo spazio con qualcuno dentro, qualcosa dentro, forse, fino alla fine, io ci credo, è già la sera, questa cosa la chiamo sera, stasera ci credo, è annunciato, prima si annuncia, poi si rinuncia, è così, serve per tirare avanti, per avvicinare la fine, le sere in cui c’è una fine, parlo di sera, qualcuno parla di sera, forse è ancora mattina, forse è ancora notte, forse fa ancora notte, io non ho opinioni in merito.
Samuel Beckett, L'innominabile
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