Nella mia natura stava in agguato, sempre, una forza che mi soffocava, stavano degli smarrimenti, delle assenze, sorgevano degli ottundimenti che mi annullavano.
Da un momento all'altro ero la miseria e l'idiozia medesima. E poi altre miserie, come luci negli occhi, mali di capo. Aggiungo una mutevolezza eterna. Io, insomma, ero a tanti strati, ora ragazzo serio e attivo, ora fanciullina piangente, ora animale strambo, ora adulto freddo ed esperto; e ora di questi strati, prevaleva l'uno ora l'altro. E poichè tutto ciò risvegliava echi infiniti (e uno spavento quasi perenne), non avevo mai pace. Allora, per salvarmi, non vi era nulla, salvo il guardare gli altri, la pietà degli altri.
Anna Maria Ortese, da Il porto di Toledo
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