Poiché perdo il mio tempo, non rispondo,
E cammino con questi calzini e scarpe terrose
sull’erba imputridita e tra i vigneti,
poiché vivo così, rinuncio a tutto, anche a una blanda
speranza che possa essere diverso, che un aeroplano
non voli, un viso mi venga incontro,
non di nuovo, ma infine, mi raffiguro questo.
E non mi muovo, bevo il tè e dormo
male. Ma mi raffiguro, strozzata dalle banalità,
mi raffiguro una vita, piena di fiori rossi,
non è modestia questa, è spegnersi,
un patto con la gioia che uggiosamente mi sale in faccia,
il complice della banalità e del passar del tempo, e
il selvaggio.
Ingeborg Bachmann, Non conosco mondo migliore
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