Ciao, sono io che entro nel tuo silenzio.
Non è necessario che tu mi ascolti, non è importante che tu senta le mie parole, no, non è importante, ma io ti scrivo lo stesso (eppure sapessi com'è strano, per me, scriverti di nuovo, com'è bizzarro rivivere un addio...)
Ciao, sono io che entro nel tuo silenzio.
Che vuoi che sia se non potrai vedere come qui ritorna primavera mentre un uccello scuro ricomincia a frequentare questi rami, proprio quando il vento riappare tra i lampioni, sotto i quali passavi in solitudine.
Torna anche il giorno e con lui il silenzio del tuo amore.
( Io sono qui, ancora a passare le ore in quel luogo chiaro che ti vide amare e soffrire...)
Difendo in me il ricordo del tuo volto, così inquietamente vinto; so bene quanto questo ti sia indifferente, e non per cattiveria, bensì solo per la tenerezza della tua solitudine, per la tua coriacea fermezza, per il tuo imbarazzo, per quella tua silenziosa gioventù che non perdona.
Tutto quello che valichi e rimuovi
tutto quello che lambisci e poi nascondi,
tutto quello che è; stato e ancora è, tutto quello che cancellerai in un colpo
di sera, di mattina, d'inverno, d'estate o a primavera
o sugli spenti prati autunnali - tutto resterà sempre con me.
Io accolgo il tuo regalo, il tuo mai spedito, leggero regalo, un semplice peccato rimosso che permette però alla mia vita di aprirsi in centinaia di varchi, sull'amicizia che hai voluto concedermi e che ti restituisco affinché tu non abbia a perderti. (...)
Iosif Aleksandrovič Brodskij, Verso il mare della dimenticanza (Lettera a A.D.) - 27 gennaio 1962, da Fermata nel deserto in Opere
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