lunedì 31 marzo 2025

Io vorrei saper dire amore  

amore amore amore  

come fanno i dementi  

ed essere infelice infelice  

per il troppo bene,  

un solvente, che spezza la catena delle vite  

per darci la definitiva morte,  

simile a Dio in questo, o  al cuore.


 ***


La merla o altre parole del padre


Io scendo dove nidifica l’uccello
al morto infinito
alla prima conifera
che dava un canto fermo.

Sempre è il sole qui sempre è l’estate
la terra dei lumi
dico cose che non avrei mai saputo.

Non proseguire più
nello scrivere di me
prima del tovagliolo
umido sulla bocca
e dei miei occhi
che volavano per tutta la stanza.

Ho trasvolato e ritrasvolato
entro una siepe minima
si sono spezzate le foglie
intrecciati i crini
un posto immortale
di cui io parlo nella finzione di mio figlio.

                                                                                                 Alessandro Ceni 



giovedì 27 marzo 2025

Guardo, vicino all’acqua, l’acqua.

Quando dici «erba» piango,
quando nelle tue parole ci siamo noi e c’è tutto
l’avere incominciato da piccoli,
qui in questa terra, dici, questa nostra terra.

𝐌𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐁𝐞𝐧𝐞𝐝𝐞𝐭𝐭𝐢

mercoledì 26 marzo 2025

Più vivo di così non sarai mai, te lo prometto.

Per la prima volta vedrai i pori schiudersi
come musi di pesce e potrai ascoltare
il mormorio del sangue nelle gallerie
e sentire la luce scivolarti sulle cornee
come lo strascico di un abito; per la prima volta
avvertirai la gravità pungerti
come una spina nel calcagno
e per l’imperativo delle ali avrai male alle scapole.
Ti prometto di renderti talmente vivo che
la polvere ti assorderà cadendo sopra i mobili,
che le sopracciglia diventeranno due ferite fresche
e ti parrà che i tuoi ricordi inizino
con la creazione del mondo.
Nina Cassian

sabato 22 marzo 2025

 




FLOR GARDUÑO

giovedì 20 marzo 2025

Questi giorni, come te, 

sembrano vuoti e vacui
hanno avide radici che scavano
per arpionare in profondità la desolazione. 

James Merrill

mercoledì 19 marzo 2025

 

Vorrei sapere quando ti ho perso

in quale data in che momento

forse quel martedì ch’ero triste

o un mese prima d’averti visto

forse quella domenica pomeriggio

ch’ero allegra e parlavo troppo di me

forse in una data remota

inesplicabile e ignota

come il tre marzo del millenovecentotré

Vorrei sapere dove ti ho perso

in che punto preciso della città

forse davanti ad un semaforo

forse in un bar o in una stanza

forse dentro ad un sorriso

forse lungo una lacrima

che colava giù per una guancia

forse tra le aureole gialle dei lampadari

sospese nella nebbia dei viali.

Vorrei sapere perché ti ho perso

il motivo la necessità dell’errore

forse perché non c’è tempo

o perché c’è stato l’inverno

e adesso viene la primavera

ma con tanto poco sole

tra i muri d’acciaio e cemento

che tremano per il rumore

delle macchine,delle fabbriche,degli ascensori.

(...)

Joyce Lussu

venerdì 14 marzo 2025

Come una cosa.

Come le cose
del mondo che rimangono
cose. Cose ignote
e sole. Silenziose.
Tu lo sapevi da sempre
che io non ero là
ma nel dolore
delle cose, delle cose
del mondo che rimangono
cose. Io non ero là,
perché il dolore
è nella pagina piena
di cose, di cose ignote
e sole. Silenziose.
Tu lo sapevi da sempre
che io ero il nome
delle cose, nella pagina
infinita e stretta
su di sé, come una cosa.

*

Perché essere in questo luogo
è molto, e certo dire
dove siamo
è nostro compito.
Oscurità e acque,
albe, ventre dell’inferno,
albero di prua, inseguimento.
E, vedi, il corpo,
il nostro corpo soltanto
può dire
bianco, tellina, lontano,
vento. Blues, inverno, ombra
delle cose, aldilà.
Ascolta,
bacio.

Antonio Santori