giovedì 8 ottobre 2026

Ci sono mostri che sono bravi
Che vi si siedono addosso gli occhi chiusi di tenerezza
E sul vostro polso
Poggiano la loro zampa pelosa.

Una sera
Dove tutto sarà porpora nell’universo
Dove le rocce riprenderanno la loro traiettoria di folli

Si risveglieranno.

Eugene Guillevic, Mostri

martedì 6 ottobre 2026

Mio amore non credere che oggi

il pianeta percorra un’altra orbita,
è lo stesso viaggio tra le vecchie
stazioni scolorite,
vi è sempre un passero sfrullante
nelle aiuole
un pensiero tenace nella mente.
Il tempo gira sul quadrante, giunge
un segno di nebbia sopra il pino
il mondo pende dalla parte del freddo.
Qui le briciole a terra, la brace del camino,
le ali,
le mani basse e intente.
Bartolo Cattafi

sabato 3 ottobre 2026

 Io sono ciò che manca

dal mondo in cui vivo,

colui che tra tutti

non incontrerò mai.

Valerio Magrelli

E il cuore mi va in pezzi, certo, in ogni momento di ogni giorno, in più pezzi di quanti compongano il mio cuore, non mi ero mai considerato di poche parole, tanto meno taciturno, anzi non avevo proprio mai pensato a tante cose, ed è cambiato tutto, la distanza che si è incuneata fra me e la mia felicità non era il mondo, non erano le bombe e le case in fiamme, ero io, il mio pensiero, il cancro di non lasciare mai la presa,

l'ignoranza è forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto, e ditemi, a cosa mi è servito pensare, in che grandioso luogo mi ha condotto il pensiero? Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato.

Jonathan Safran Foer, da Molto forte, incredibilmente vicino

venerdì 2 ottobre 2026

(ma ecco, fa venire un brivido di freddo, sentirsi così lontani)

Il cuore non c’è più, il cuore che c’era, in mezzo ai rovi, cullato dall’ombra, si prova il mare, si prova la città, ci si cerca in montagna ed in pianura, che cosa volete, si desidera, si desidera essere nel proprio angolo, non è l’amore, non è la curiosità, si è inquieti, è la stanchezza, ci si vuol fermare, non viaggiare più, non cercare più, non mentire più, non parlare più, chiudere gli occhi, ma i propri occhi, mettersi la mano sopra che cosa, e dopo le cose non si trascineranno più per le lunghe.
Sono tutte ipotesi, ciò serve a progredire, io credo nel progresso, credo nel silenzio, ah sì, qualche parola sul silenzio, poi il piccolo mondo, ciò basterà, per l’eternità, si direbbe che sono io, sono io a parlare, sono io a udire, sono io a fare progetti, per l’immediato, per l’eternità, mentre invece io sono lontano, o da qualche parte tra le mie braccia, o di fianco, dietro i muri, qualche parola sul silenzio, poi una cosa sola, un solo spazio con qualcuno dentro, qualcosa dentro, forse, fino alla fine, io ci credo, è già la sera, questa cosa la chiamo sera, stasera ci credo, è annunciato, prima si annuncia, poi si rinuncia, è così, serve per tirare avanti, per avvicinare la fine, le sere in cui c’è una fine, parlo di sera, qualcuno parla di sera, forse è ancora mattina, forse è ancora notte, forse fa ancora notte, io non ho opinioni in merito.

Samuel Beckett, L'innominabile

giovedì 1 ottobre 2026

 Se un giorno ci venisse in mente di incontrarci

(cosa di cui in fondo dubito)
allora per amor di Dio scegliamo un luogo
in cui nessuno di noi è mai stato prima.
Una qualche isola in disparte nell’Egeo
o una spiaggia nei pressi di Alessandria.

Un posto dove i giardini notturni non ci portino
subito a vedere noi stessi
come fantasmi, dove la gente scorgendoci
non finisca per pensare
a chi è morto dopo il nostro ultimo incontro
e dove non compariamo nelle loro storie.

Potremo passare la notte insieme
a bere, a parlare di nulla
e magari remare sul mare al chiaro di luna
e se non ci venisse in mente di annegarci
potremo separarci prima dell’alba
felici, prima di essere tornati sobri.

– Se dunque esiste un posto così
(cosa di cui come ho detto dubito)
un posto in cui persino certi tardi sprazzi di sole
e i profumi di certi alberi notturni
di tanto in tanto non ci ricordino che abbiamo provato
tutto questo tante volte prima, senza successo.

Oppure lasciamo perdere l’idea di incontrarci.

Henrik Nordbrandt


giovedì 17 settembre 2026

State attenti alle parole,

anche a quelle miracolose.
Per le miracolose diamo il meglio,
brulicano alle volte come insetti
lasciando non un pizzico ma un bacio.
Possono essere buone come le dita.
Possono essere affidabili come le rocce
su cui mettiamo il sedere.
Ma possono essere sia margherite che ferite.

Eppure io le amo.
Sono colombe cadute dal soffitto.
Sono sei arance sacre appoggiate in grembo.
Sono gli alberi, le gambe dell’estate,
e il sole, con il suo volto appassionato.

Eppure spesso mi deludono.
Ho così tanto da dire,
così tante storie, immagini, proverbi, ecc.
Ma le parole non ce la fanno,
mi baciano quelle sbagliate.
A volte volo come un’aquila
ma con le ali dello scricciolo.

Provo comunque a prendermene cura
e ad essere gentile.
Uova e parole vanno maneggiate con cura.
Una volta rotte non si possono
riparare.

Anne Sexton da La zavorra dell’eterno