lunedì 9 ottobre 2017

aestella, mi viene bene prendere le cose già fatte e guardarle e guardarle non fino a capire, ma fino a non capire una volta di più cosa muova le mani, dove sia la sorgente del pensiero bello, pulito, o anche sporco, sinceramente sporco da alzarti un muro di silenzio, da sbatterci il muso e basta e stare solo lì, con le abrasioni e portarle in giro e l'inutilità di fasciarle per guarire.

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uno con lo zaino nero comprato dai cinesi, un berretto blu elettrico in testa e che sa di sudore: era tanto che non stavo davanti così a lungo a chi lavora e si sente che ti odia e con te tutto quanto.
non sarà mica un lavoro il mio: dovrei odiare di più, incattivirmi davvero.
ma cos'è questa smania che a volte incontro di cambiare le vite degli altri? non dovremmo prima farci abbastanza pena?

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non mi abituerò mai a nessun agio, la povertà è nata con me come il colore degli occhi.


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che meraviglia e che spavento che ci sei. sei cosa troppo grande e incredibilmente bella, io per te ho una paura folle, folle.


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Fare un sogno non è scrivere. 

Giorgio Zanchetti

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