martedì 12 settembre 2017

non finisce mai il tuo ritorno,
controllo quando il verde si spegne, come muore un qualsiasi giorno, se questo fiume anche stavolta s'illumina, s'imbelletta, e intanto il mio è gorgo, disfatto e grigio come carta a macero,
e proseguo dove non sono, e vedo se tutto è a posto in casa, se tengono abbastanza i bordi degli infissi, e continuo a sciacquarmi le mani e a interessarmi al tuo viaggio e all'infinito vantaggio di inventarmi un contegno per non scoppiare a ridere o a piangere sull'uscio;
Sei atteso, mi dico, i silenzi mi smentiscono. La sera inizia sempre dalla parte del vuoto, potrei farne un voto, girotondo su un punto, cardano, giro le scale così piano, come un ladro, vorrei portarmi via tutto, scriverti sul tavolo libero ti ho lasciato dei baci, lo stendipanni e un foglio pulito, ma ho il cuore in delirio, un gheriglio del 24 giugno, di nocino, di biada che nuoce con la rugiada, prego qualcosa di vicino, potessi farei scorte di lievito ma vivo così al rovescio, leggo sempre più piano, il meno della pena, e ravvivo con questo poco il mio amato fuoco fatuo.


13 settembre 2014

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