martedì 13 gennaio 2026

   Poiché perdo il mio tempo, non rispondo,

mangio e dormo così e leggo e faccio musica
poiché così non sono, non questo, poiché
vivo così
E cammino con questi calzini e scarpe terrose
sull’erba imputridita e tra i vigneti,
poiché vivo così, rinuncio a tutto, anche a una blanda
speranza che possa essere diverso, che un aeroplano
non voli, un viso mi venga incontro,
non di nuovo, ma infine, mi raffiguro questo.
E non mi muovo, bevo il tè e dormo
male. Ma mi raffiguro, strozzata dalle banalità,
mi raffiguro una vita, piena di fiori rossi,
non è modestia questa, è spegnersi,
un patto con la gioia che uggiosamente mi sale in faccia,
il complice della banalità e del passar del tempo, e
il selvaggio.

Ingeborg Bachmann, Non conosco mondo migliore

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

Cesare Pavese, La luna e i falò

lunedì 12 gennaio 2026

si ama così piano
che passa inosservato.




che peccato non essere sposa ad un vecchio

pieno di ricordi 

i suoi, i miei

quelli di altri ancora più desiderabili, più veri dei nostri:

le paure di Franz

le perdizioni di Bolano,

passare i brevissimi giorni

ad allungare le vite

l'un l'altro.



ti guardo e il sole cresce

Paul Eluard

*

do per disperso il tuo addio,

- parola che non hai detto -
e che è cresciuto incolto;
se tu ritrattassi (fuori tempo)
resterei
dove non ti ho più visto
a salutarti con un cenno del capo
come farebbe un conoscente che evita me e se stesso
camminando con passo più svelto
più spaventato.

Bisogna potersi alzare e andarsene da tutte le compagnie che non servono a niente, e lasciarsi dietro le facce che non dicono niente e le menti spesso di una stupidità senza fine, uscire, andarsene via, lontano, e lasciare dietro di sé tutto ciò che è connesso a queste compagnie inservibili, bisogna avere la forza e il coraggio e la durezza, anche contro se stessi, di lasciarsi alle spalle tutte queste persone e queste menti ridicole, inutili, ottuse e inspirare, espirare tutto ciò che abbiamo lasciato indietro e inspirare qualcosa di nuovo, bisogna abbandonare il più rapidamente possibile queste compagnie inutili, che si sono riunite per nient’altro che ottusità al fine di non diventare parte integrante di queste compagnie ottuse, lasciare queste compagnie e rientrare in se stessi per trovare in se stessi conforto e chiarezza.

Così le persone a un certo punto della loro vita, e sempre nel momento decisivo della loro vita riferita al punto in questione, si chiedono se devono affrontare l’immane della loro vita o lasciarsi annientare dall’immane anziché affrontarlo, perché la loro natura non è tale da poter affrontare e realizzare e portare a termine l’immane, è una natura che viene annientata dall’immane prima di averlo affrontato. Già la formulazione dell’idea annienta la maggior parte delle persone, così Roithamer.

E l’immane è un’opera d’arte, l’opera d’arte della vita, comunque sia l’immane, e ognuno ha la possibilità di arrivarci, perché la sua natura stessa è sempre questa possibilità , bisogna affrontarlo e realizzarlo e portarlo a termine solo con tutto il proprio sé. Tutt’a un tratto c’è un’idea e vuole essere realizzata, tutta la nostra vita, tutta la nostra esistenza è fatta solo di idee che sono nate in noi e che noi vogliamo realizzare, che dobbiamo realizzare, perchè altrimenti siamo morti, così Roithamer.

Ogni idea e ogni perseguimento di un’idea in noi è la vita così Roithamer, la mancanza di idee è la morte. Correggiamo in continuazione e correggiamo noi stessi con la massima durezza, perché a ogni istante riconosciamo che abbiamo fatto (scritto, pensato, eseguito) tutto in modo falso, che abbiamo agito in modo falso, come abbiamo agito in modo falso, che tutto fino a questo momento è una falsificazione, per cui correggiamo questa falsificazione e ricorreggiamo la correzione di questa falsificazione e correggiamo il risultato di questa correzione della correzione e così via, così Roithamer.

Ma rimandiamo la vera correzione, quella che altri hanno fatto senza esitare da un momento all’altro, penso, così Roithamer, hanno potuto fare quando anche loro non ci hanno pensato più perché hanno avuto paura anche solo di pensarci, ma poi si sono corretti, come mio cugino, come suo padre, mio zio, come tutti gli altri che abbiamo conosciuto, che abbiamo creduto di conoscere fino in fondo, ma non conoscevamo tutte queste persone come caratteri perché siamo stati sorpresi dalla loro correzione, diversamente non saremmo stati sorpresi dalla loro vera correzione fondamentale, il loro suicidio.

Thomas Bernhard, da Correzione

venerdì 9 gennaio 2026

 Mi riguarda

il giro a vuoto delle cose
l’incapacità di dire e non dire
il travaso del deserto
nei calici alzati
la landa desolata
tra una folla e l’altra
mi riguarda
la tua fame la sua sete
il digiuno nostro
dalla parola che sa di qualcosa
come la frutta di una volta
e la mano che la colse.

Elena Mearini

lunedì 5 gennaio 2026